Cerca
  • Fabio Sanvitale

Perché se una donna abusata uccide è raramente legittima difesa?

La regola base, nel nostro codice, è che la reazione all'offesa deve essere immediata, dev'essere la risposta a un pericolo di vita imminente, qualcosa per cui non si ha tempo di pensare: sta avanzando verso di te, ti sta aggredendo e tu reagisci. Inoltre, non deve essere stata la vittima a provocare quella situazione e la reazione dev'essere proporzionata all'offesa. E fin qui. Solo che questa norma è stata scritta per una legittima difesa tra uomini, non se avviene dentro una coppia (qualunque tipo di coppia, binaria o non binaria). Che succede infatti se il delitto è differito, se non è la reazione a qualcosa di compresente ma è l'esplosione dopo anni e anni di violenze e abusi? Qui scatta la condanna: hai avuto il tempo di pensarci, di andartene, di fare un'altra scelta. Perciò, se uccidi a sangue freddo è omicidio e basta, magari con le attenuanti, ma lo è. Ma è qui che casca l'asino (giuridico). I codici si dimenticano che se stai dentro una relazione abusante non è facile uscirne. Non è così facile dire no, me ne vado. Ci sono ricatti economici e fisici, ci sono magari dei figli di mezzo, c'è una mancanza di alternative di vita. Sei in trappola. Quale lucidità possiamo pretendere dall'abusato? Quale, dopo tanti anni di violenze conditi da lune di miele che servono solo a spiazzare di più? Bisogna tenere conto di come la vittima arriva al momento di uccidere: e non valutare solo gli ultimi cinque minuti. L'accumulo di anni di brutalità non può essere ignorato, né si può chiedere alla vittima di aspettare di essere nuovamente sul punto di essere massacrata per reagire. La legittima difesa nei casi di violenza domestica va rivista.


0 visualizzazioni